Compendio Crypto Elvetico

Da qualche tempo, ovvero dall’inizio di questo turbolento 2026, mi capita di parlare di Svizzera. Mi andava dunque di raccogliere in un posto solo i tre articoli che ho dedicato a questa importante piazza continentale in materia di Bitcoin e blockchain finanziaria.

Ho iniziato descrivendo la notevole svolta criptovalutaria del colosso UBS. Colosso che peraltro mi pare abbia aperto una filiale proprio a Padova, la mia città natale…

Ho continuato descrivendo le importantissime conclusioni successive a Davos 2026, forse il più importante e giustamente discusso meeting in materia di economia e finanza globale.

Infine ho da poco espresso alcune considerazioni sul ruolo del franco svizzero nell’ambito di quello che posso considerare l’attuale scenario economico e monetario in termini interpretativi. Un quadro che annovera anche il nostro amatissimo Bitcoin, nonché l’oro fisico (asset che comunque in Svizzera sembra essere ancora molto apprezzato).

A proposito di franco svizzero, proprio in queste pagine mi è capitato di illustrare una sua interessante versione digitale. Una versione digitale che potete fare vostra in modo molto semplice. (Contattatemi e vi spiego come…)

Bitcoin Chiama Europa

Mi sono già espresso su alcuni meccanismi che stanno a vario titolo aggirando l’impero del dollaro attraverso la variabile criptovalutaria. Ma adesso è la volta di un concetto più interessante: la metrica, ovvero l’unità di misura adottata per misurare gli andamenti, nel nostro caso, l’amatissimo oro digitale creato da Satoshi Nakamoto.

Mi riferisco al mio ultimo articolo su CryptoSmart, che si concentra su una novità tutta in salsa europea: la convenienza a passare dalla coppia BTC/USD a quella BTC/EUR nell’interpretazione pulita ed eloquente dei grafici relativi a Bitcoin.

Leggetevelo, e impostate la nuova valuta nei vostri wallet…

Bitcoin in euro: questioni di unità di misura | by Filippo Albertin

Oltre l’Egemonia del Dollaro: Perché Frankencoin è la Nuova Frontiera della Stabilità

Il mercato delle stablecoin sta vivendo un paradosso. Sebbene nate per offrire un’alternativa al sistema bancario tradizionale, il 99% di esse è ancorato al dollaro USA. Come evidenziato nell’analisi di numerosi analisti e commentatori macroeconomici, questa “dollarizzazione” forzata espone gli investitori crypto agli stessi rischi che cercavano di evitare: inflazione, decisioni della Federal Reserve e pressioni geopolitiche.

In questo contesto, la tesi di un investimento in Frankencoin (ZCHF) emerge come una mossa tattica per chi cerca una vera diversificazione.

Il Franco Svizzero: Ancora “Safe Haven” per eccellenza

Mentre il dollaro viene spesso utilizzato come arma geopolitica o stampato per sostenere debiti pubblici massicci, il Franco Svizzero (CHF) mantiene storicamente il suo status di bene rifugio.

La Svizzera vanta una stabilità politica ed economica senza eguali e una gestione monetaria che ha reso il CHF una delle valute più forti e meno volatili al mondo. Frankencoin porta questa solidità “analogica” direttamente sulla blockchain.

Architettura Decentralizzata vs. Controllo Centrale

A differenza di giganti come USDT (Tether) o USDC (Circle), che sono gestiti da entità centralizzate capaci di congelare i fondi a loro discrezione, Frankencoin si distingue per il suo modello decentralizzato e sovra-collateralizzato:

  • Collaterale On-Chain: Frankencoin è garantito da asset digitali (come WBTC o ETH) depositati in smart contract trasparenti.
  • Sovra-collateralizzazione: Il sistema mantiene generalmente un rapporto di riserva vicino al 200%, creando un cuscinetto di sicurezza contro i crolli di mercato.
  • Senza Oracoli: Una delle caratteristiche tecniche più lungimiranti è la sua indipendenza dagli “oracoli” di prezzo esterni, riducendo il rischio di manipolazioni o bug tecnici durante i flash-crash.

Rendimento e Utilità (Il Modello Savings)

Investire in ZCHF non significa solo “parcheggiare” capitale. L’ecosistema Frankencoin include un Savings Module che permette di generare rendimenti (attualmente intorno al 4%) derivanti dagli interessi pagati da chi “minia” (crea) la moneta.

È un sistema organico dove chi fornisce stabilità viene ricompensato direttamente dai flussi del protocollo.

La Sfida della Liquidità: Una Scommessa sul Futuro

Ormai sono in molti ad ammettere che il limite principale delle stablecoin non-USD è la liquidità. Tuttavia, proprio qui risiede la lungimiranza di un ragionamento spostato sulla valuta nazionale elvetica:

  • De-dollarizzazione: Se la fiducia nel dollaro dovesse vacillare a causa del debito USA, i capitali cercheranno rifugi sicuri già pronti.
  • Conformità Svizzera: Operare in un quadro giuridico come quello elvetico (DLT Act) offre una certezza normativa che i progetti basati negli USA o in giurisdizioni offshore faticano a garantire.

Conclusioni: Una Prassi Lungimirante?

Scommettere su Frankencoin significa scommettere sul fatto che il mercato crypto maturerà, passando dalla ricerca della convenienza immediata (dollaro) alla ricerca della resilienza strutturale (franco svizzero).

Se il futuro della finanza è realmente multi-valutario e sovrano, possedere un asset che combina la forza del franco con la trasparenza di un protocollo decentralizzato non è solo prudente: è una dichiarazione d’indipendenza finanziaria.

UBS Verso la Crypto Rivoluzione

A breve un investitore incapace di detenere e sfruttare al meglio le tecnologie finanziarie decentralizzate sarà come un’azienda che non conosce il Web, e che continua a vendere per corrispondenza o col solo ausilio di un negozio fisico pubblicizzato tramite il passaparola locale.

Se questo esempio sembra estremo, allora non è ben chiaro cosa sta accadendo alla finanza globale e al comparto bancario corporate e private dopo l’avvento e il rapidissimo sviluppo di Bitcoin e delle tecnologie blockchain successive a Ethereum e alle sue soluzioni di scalabilità.

Il caso di cui parlo oggi è letteralmente sulla bocca di tutti: il colosso bancario svizzero UBS inizierà a proporre prodotti criptovalutari. Una strada a ben vedere già intrapresa da svariati e importanti gruppi bancari elvetici — basti ricordare Amina Bank (ex Seba), oppure Gonet & Cie — che però oggi diventa parte integrante di un percorso istituzionale che non insegue mode, ma necessità non più prorogabili di adeguamento al futuro.

UBS e la nuova era bancaria del trading crypto svizzero | by Filippo Albertin

Questa notizia completa in realtà un quadro già potentemente crypto friendly, iniziato nel marzo 2022 con l’intesa tra il colosso Tether (la crypto-stablecoin peggata dollaro più diffusa a livello planetario) e la municipalità di Lugano, per dare vita a quello che sarà il progetto continentale più prestigioso legato a Bitcoin e alla decentralizzazione finanziaria in genere: il PlanB, che è insieme evento annuale, percorso di modernizzazione delle infrastrutture finanziarie locali, nonché progetto di HUB tecnologico in grado di richiamare menti e aziende da tutto il mondo.

La svolta di UBS ha un valore ben più che simbolico. Essa completa il quadro di una Svizzera all’avanguardia nel campo delle criptovalute, con specifico riferimento a Bitcoin come sinonimo di libertà finanziaria e assenza di frontiere.

Attualmente, troviamo dunque in Svizzera una rosa di fattori critici di successo unici e speciali. Tra questi:

  • Istituti bancari all’avanguardia nel fornire servizi di custodia e investimento legati ai nuovi asset criptovalutari.
  • Presenza di un multilinguismo connaturato alla struttura cantonale, con professionisti abituati a parlare indifferentemente in italiano, francese e tedesco, oltre che ovviamente in inglese.
  • Situazione politica stabile ed equilibrata, completamente assente di estremismi e legittimata da un contatto diretto (appunto di natura federale) coi cittadini. (Il ventaglio partitico si riassume in una maggioranza centrista, liberale e libertaria, affiancata da una sinistra di carattere soprattutto socialdemocratico ed ecologista. Praticamente assente il populismo di destra, dilagante invece in Europa.)
  • Quadro normativo favorevole in termini di gestione aziendale e relativa tassazione, con possibilità di insediare la propria impresa in modo agevole grazie all’abbondanza di servizi finanziari evoluti che il territorio fornisce per qualsiasi esigenza.
  • Infrastrutture di collegamento efficienti e a basso costo (l’autostrada svizzera è sostanzialmente gratuita, in quanto sostenuta dalle casse statali e da un esiguo contributo individuale una tantum, con validità annuale).

La scelta di abbracciare il comparto fin-tech più vicino alle istanze criptovalutarie costituisce per la Svizzera l’occasione definitiva per diventare il centro nevralgico della nuova economia nel Continente.

Un Nuovo Doppio Pilastro per la Strategia a Base Bitcoin

In tema di Bitcoin il paragone che viene in mente è chiaramente quello con l’oro fisico, che rappresenta la più antica forma di moneta intesa come asset in grado di conservare un suo valore in termini di scarsità e finitezza.

Ho recentemente dedicato al confronto tra oro e Bitcoin un articolo monografico, che analizza le performance di entrambi nell’ultimo decennio. Non ci stupiamo quindi se ultimamente la moda d’investimento sia fortemente protesa verso strategie “a doppio pilastro”, come quella suggerita da Paolo Ardoino, CEO di Tether. (Da notare che anche di questa ho parlato, non molto tempo fa.)

La vicinanza tra oro e Bitcoin è in fondo sancita anche dalla stessa terminologia che allude alla sua produzione, ossia il mining, procedimento che trasforma la potenza di calcolo crittografico in valore.

L’immediato corollario di tutte queste considerazioni messe insieme è quindi piuttosto spontaneo, e si esprime in forma di domanda:

Perché acquistare satoshi quando possiamo tranquillamente utilizzare sistemi per produrli? Ossia, perché comprare oro (digitale) se possiamo comprare direttamente la miniera che lo produce?

La premessa implicita è che sì, il mining è diventato formalmente molto complesso da implementare per soggetti che non siano grandi poli industriali, dotati di infrastrutture potenti e costose; ma nel contempo sono sorti progetti in grado di frazionare e concedere anche alla vasta utenza i frutti di tale meccanismo, esattamente come accade per il frazionamento di azioni e titoli borsistici.

Nello specifico, la tecnologia che sta dietro a questa parcellizzazione della proprietà è anch’essa crittografica, e allude all’ormai affermato processo di tokenizzazione in blockchain, che oggi riguarda praticamente qualsiasi tipologia di asset reale o digitale.

Un esempio eclatante è per esempio rappresentato dal token BHP (Bitcoin HashPower), proposto in esclusiva dall’exchange CryptoSmart. Il suo funzionamento è semplicissimo: si compra una certa pezzatura di token (automaticamente gestito attraverso la potente rete Ethereum), corrispondente a una relativa potenza di calcolo; si mette in staking nella dedicata sezione launchpad, a sua volta ospitata dal suddetto exchange; e infine si raccolgono i satoshi nativi derivanti dalla porzione computazionale messa a reddito. Un gioco da ragazzi, insomma.

Quindi, quale strategia è giusto che prevalga tra quella del comprare e quella del minare BTC?

Dal mio punto di vista a prevalere dovrebbe essere una sorta di seconda versione del doppio pilastro, interamente giocata sul digitale. Ovvero, l’ideale potrebbe essere suddividere il portafoglio in due binari monolitici: quello del saldo BTC ottenuto attraverso operazioni “una tantum” (esempio Over the Counter), e quello del capitale messo a reddito attraverso traduzione in token strategici, come appunto quello sopraccitato.

In questo modo si produce un doppio canale gestionale di stock: il primo statico, legato cioè alla naturale tendenza deflativa di Bitcoin nel medio-lungo termine; il secondo dinamico, legato alla produzione di nuovi BTC attraverso l’immobilizzazione di un capitale che rimane in forma di token alla base dell’investimento.

Un’idea che, lungo l’irresistibile avanzata della token economy per l’anno 2026, si imporrà certamente tra le più interessanti e gettonate.

Cool Crypto Card: Ready & Bleap

Era da molto tempo che desideravo scrivere questo post. Il passaggio di annualità porta con sé verie istanze simboliche, tra cui quella di intraprendere nuovi progetti. Ebbene, il mio progetto sarà quello di spiegare le crypto ai profani, per il semplice motivo che ad oggi i veri — o soli — utilizzatori degli asset digitali decentralizzati sono quasi sempre dei trader che poco comprendono della portata operativa di queste nuove valute.

Nel contesto di questa volontà, credo che la cosa migliore sia evitare i sermoni e concentrarsi sul dire ai lettori quello che molto banalmente dico a me stesso. Nello specifico, e lungo la direttrice di un uso pratico delle crypto, ecco che affiora un tema a me molto caro: le carte di spesa che consentono di trasformare le crypto in valuta spendibile, laddove il merchant di turno non accetta ancora crypto.

Le carte di spesa sono ovviamente di tanti tipi, ma in sostanza non sono altro che Visa o Mastercard che si appoggiano a una qualche infrastruttura o exchange in grado di veicolare transazioni in criptovalute. Più precisamente, la grande sintesi porge due tipi di carte: quelle centralizzate e quelle decentralizzate.

Le carte centralizzate non sono altro che appendici di exchange crypto, ossia l’esatto corrispettivo di quello che potrebbe essere una Visa o Mastercard emessa da una banca, o da un soggetto facente capo al circuito scelto da quella banca. In generale i grandi exchange forniscono quasi sempre una carta di spesa: Coinbase ha la sua Coinbase Card, Kraken ha recentemente fatto uscire la Krak Card, e poi ce ne sono molti altri che seguono la stessa modalità, come Bybit, Nexo, CryptoCom, e via discorrendo…

Le carte decentralizzate sono a mio avviso le più interessanti, perché operano appoggiandosi su costrutti blockchain legati a un vero e proprio wallet non custodial, comunemente rappresentato da un’app che gestisce una chiave privata. La chiave privata è nota solo al legittimo possessore, in forma classica di seed phrase annotata e conservata su banalissimo supporto cartaceo, oppure attraverso procedure criptate di conservazione (come per esempio le moderne passkey).

Ready: l’app pronta al futuro

Ebbene, lasciando per un attimo da parte le carte centralizzate, mi sono recentemente appassionato a due progetti che ritengo risolutivi e fluidissimi, che vi consiglio caldamente. Il primo è la recente trasformazione del noto wallet Argent (di cui parlai in un mio articolo su CryptoSmart) in Ready, una mega applicazione che viaggia su rete Starknet e permette di gestire un numero incredibile di crypto in entrata, tra cui anche Bitcoin.

Le crypto, se non posizionate già in rete Starknet, vengono dirottate a specifici indirizzi di bridge (in sostanza un solo indirizzo per tutte le crypto EVM, e specifici indirizzi per poche altre reti, tipo Solana) che convertono l’asset e lo rendono utilizzabile per ogni tipo di conversione interna (swap). La cosa vale anche per Bitcoin: i BTC vengono convertiti in WBTC (wrapped bitcoin) e resi utilizzabili. (I puristi di Bitcoin non si scandalizzino. Stiamo parlando di un’app di uso spicciolo per comprare beni su Amazon, fare benzina e pagare la colazione nel bar sotto casa, quindi evitiamo polemiche. So anch’io che Bitcoin dovrebbe essere utilizzato onchain attraverso wallet dedicati, ma ad oggi nessuno di noi, credo, vive nel mondo degli unicorni, quindi adattiamoci…)

Molto interessante questo video di presentazione del progetto…

La carta base arriva fisicamente a casa (non sempre è così) e permette di default, ossia senza alcuna procedura di fidelizzazione, di avere un cashback dello 0.5% su tutti gli acquisti. Ok, non è tantissimo, ma si tratta di un plus totalmente regalato, che viene accumulato in asset STRK ed erogato prima del quindici di ogni mese, in riferimento al mese precedente.

I fondi possono essere inviati in vari modi, tra cui anche il semplice bonifico, che converte direttamente in USDC su rete Starknet. Unica pecca, una commissione fissa di euro 0,90 che ovviamente può dare fastidio se inviamo cinque euro, ma certamente assume una valenza percentuale irrisoria se carichiamo con cifre dell’ordine del 300 o 500 euro alla volta.

Per il resto, le commissioni per invio asset Starknet sono (ovviamente) nulle, e si attestano a percentuali infinitesimali per il cambio “ponte” da altre reti. Insomma, un bel pezzo di software.

Ogni tanto, specie in occasioni particolari (es. Black Friday) il cashback passa a cifre più elevate, fino addirittura al 5%, e la promozione viene comunicata direttamente in mail. Sussistono poi, per gli amanti della DeFi, una miriade di micro-investimenti che possiamo fare attraverso l’ampia dotazione di dApp legate all’ecosistema.

La carta che però oggi come oggi preferisco è quella che segue, che rispetto a Ready ha, come ovvio, dei difetti, ma presenta caratteristiche incredibili.

Bleap: un coltellino svizzero

L’applicazione legata a Bleap Finance è un wallet non custodial che permette di spendere i fondi — stablecoin EURA per gli euro, stablecoin USDA e USDC per i dollari (si veda relativo progetto Angle, molto interessante nel campo stablecoin) — attraverso una carta virtuale dedicata, che può essere tranquillamente inserita in GPay o ApplePay. Sottolineo quest’ultima cosa perché la carta fisica c’è, sia di plastica che di metallo, ma almeno ad oggi può essere ottenuta solo attraverso un sistema di referral e gratuitamente.

Personalmente la carta fisica mi interessa poco, in quanto ho inserito la carta in un’app di terze parti che si chiama Curve, e mi consente di usare comunque una carta fisica. Però sarei stato più contento di avere una carta fisica di default, anche pagando qualcosa in più.

La caratteristica saliente di Bleap è che può ricevere bonifici di carica a costo zero, attraverso un IBAN aziendale e un vostro codice identificativo da inserire in causale (esattamente come Ready, ma appunto senza commissioni). Ma non solo. Il wallet, che permette anche di effettuare dei cambi interni, anche per l’acquisto di altre crypto oltre alle stablecoin di bandiera, può tranquillamente inviare i fondi sia ad altri wallet (attraverso la velocissima ed economica rete Arbitrum), sia addirittura a comuni conti correnti, attraverso SEPA istantanei. Praticamente un coltellino svizzero della finanza decentralizzata!

Visto che ci siamo, vi lascio il mio referral per iscrivervi. Voi fate un favore a me, ma vi assicuro che questa applicazione, che comunque resta totalmente gratuita, vi svolta letteralmente. Perché mi sono dimenticato di dirvi il dettaglio più importante: su tutti gli acquisti avete di default il 2% di cashback, senza se e senza ma!

Segui il link: https://app.bleap.finance/referral?code=X8P2KX14

L’iscrizione ai servizi che ho descritto è piuttosto semplice, ma se avete problemi non esitate a contattarmi ai recapiti canonici.

Crypto Consigli 2026

Stamattina ho pubblicato nelle news di CryptoSmart un lungo articolo che spiega i vantaggi della “strategia congiunta” basata su Ethereum e Bitcoin in portafoglio. Ve lo consiglio caldamente come filosofia per il 2026.

Sempre in tema di consigli, state a sentire… Ho questa carta crypto che funziona perfettamente e che ho avuto modo di testare a lungo, con grande soddisfazione. Commissioni praticamente a zero, capacità di ricevere e inviare a comuni IBAN via SEPA istantaneo, architettura rigorosamente non custodial e (soprattutto) il 2% di cashback su ogni acquisto. Si chiama Bleap, ed è ottima. Che dite?

Seguite il mio referral per farla vostra…

Riassunti Annuali

Ho scritto alcuni articoli riassuntivi per CryptoSmart, sintetizzando alcune dinamiche nel mondo crypto e blockchain legate alle tendenze di tutto il 2025. Mi sono concentrato soprattutto su Bitcoin, ampliando anche in tema NFT, DeFi e altre macroaree del settore. Ve li ripropongo, ripromettendomi di scrivere altri articoli che spieghino quanto accaduto durante l’anno. Uno degli anni peraltro più incredibili e fruttuosi nel campo finanza decentralizzata e relative applicazioni pratiche.

Bitcoin supera l’oro…

L’evoluzione dei token non fungibili…

Hello World!

L’idea del network personale mi piaceva, quindi ho deciso di accorpare in un solo luogo tutte le mie attività a vario titolo professionali e connesse al mondo del business, dell’innovazione, della finanza decentralizzata e delle mie passioni connesse al rizoma di relazioni che si creano in questo contesto.

Per sapere circa chi sono e cosa faccio, consultare la pagina dedicata. Per contattarmi, stessa cosa.