A breve un investitore incapace di detenere e sfruttare al meglio le tecnologie finanziarie decentralizzate sarà come un’azienda che non conosce il Web, e che continua a vendere per corrispondenza o col solo ausilio di un negozio fisico pubblicizzato tramite il passaparola locale.
Se questo esempio sembra estremo, allora non è ben chiaro cosa sta accadendo alla finanza globale e al comparto bancario corporate e private dopo l’avvento e il rapidissimo sviluppo di Bitcoin e delle tecnologie blockchain successive a Ethereum e alle sue soluzioni di scalabilità.
Il caso di cui parlo oggi è letteralmente sulla bocca di tutti: il colosso bancario svizzero UBS inizierà a proporre prodotti criptovalutari. Una strada a ben vedere già intrapresa da svariati e importanti gruppi bancari elvetici — basti ricordare Amina Bank (ex Seba), oppure Gonet & Cie — che però oggi diventa parte integrante di un percorso istituzionale che non insegue mode, ma necessità non più prorogabili di adeguamento al futuro.
UBS e la nuova era bancaria del trading crypto svizzero | by Filippo Albertin
Questa notizia completa in realtà un quadro già potentemente crypto friendly, iniziato nel marzo 2022 con l’intesa tra il colosso Tether (la crypto-stablecoin peggata dollaro più diffusa a livello planetario) e la municipalità di Lugano, per dare vita a quello che sarà il progetto continentale più prestigioso legato a Bitcoin e alla decentralizzazione finanziaria in genere: il PlanB, che è insieme evento annuale, percorso di modernizzazione delle infrastrutture finanziarie locali, nonché progetto di HUB tecnologico in grado di richiamare menti e aziende da tutto il mondo.
La svolta di UBS ha un valore ben più che simbolico. Essa completa il quadro di una Svizzera all’avanguardia nel campo delle criptovalute, con specifico riferimento a Bitcoin come sinonimo di libertà finanziaria e assenza di frontiere.
Attualmente, troviamo dunque in Svizzera una rosa di fattori critici di successo unici e speciali. Tra questi:
- Istituti bancari all’avanguardia nel fornire servizi di custodia e investimento legati ai nuovi asset criptovalutari.
- Presenza di un multilinguismo connaturato alla struttura cantonale, con professionisti abituati a parlare indifferentemente in italiano, francese e tedesco, oltre che ovviamente in inglese.
- Situazione politica stabile ed equilibrata, completamente assente di estremismi e legittimata da un contatto diretto (appunto di natura federale) coi cittadini. (Il ventaglio partitico si riassume in una maggioranza centrista, liberale e libertaria, affiancata da una sinistra di carattere soprattutto socialdemocratico ed ecologista. Praticamente assente il populismo di destra, dilagante invece in Europa.)
- Quadro normativo favorevole in termini di gestione aziendale e relativa tassazione, con possibilità di insediare la propria impresa in modo agevole grazie all’abbondanza di servizi finanziari evoluti che il territorio fornisce per qualsiasi esigenza.
- Infrastrutture di collegamento efficienti e a basso costo (l’autostrada svizzera è sostanzialmente gratuita, in quanto sostenuta dalle casse statali e da un esiguo contributo individuale una tantum, con validità annuale).
La scelta di abbracciare il comparto fin-tech più vicino alle istanze criptovalutarie costituisce per la Svizzera l’occasione definitiva per diventare il centro nevralgico della nuova economia nel Continente.

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