Mela Smartphone Parte Seconda

In relazione all’articolo sul mio nuovo acquisto, devo dire che sono molto soddisfatto. Ho predisposto tutto, dalla eSIM Ho Mobile (qualche smanettamento in più rispetto a quanto pensavo, ma alla fine una scelta molto comoda e versatile) alle prime applicazioni.

Faccio notare il match cromatico rosso corallo…

La tentazione di acquistare anche un MacBook è forte, vista l’estrema integrazione. Ma per ora preferisco concentrarmi su questo dispositivo. Ho anche acquistato un caricatore dedicato e una cover, che però ho scelto verde menta; credo che in seguito andrò a sbizzarrirmi con le tante proposte della mia piattaforma compulsiva preferita, ossia Temu.

Su iCloud non c’era nessuno col mio nome. Sono soddisfazioni.

Ho Morso la Mela

Mi sono fatto un regalo. Con una premessa: non sono mai stato, né mai sarò, un fanatico dei prodotti Apple. Vengo dal mondo di Linux, e quindi per mia natura ormai definitivamente acquisita sono portato a ottimizzare l’esistente. Questo significa sistemi open source, sostituzione manuale di componenti, sistemi operativi e ambienti grafici altamente personalizzabili, aggiunta di RAM e affini…

L’idea del pacchetto completo, per giunta, come ben noto, legato a fasce di prezzo volutamente alte a fronte di una qualità certamente paritetica, ma non così necessaria, non mi ha mai particolarmente affascinato. Tuttavia c’è un però che mi ha spinto ad acquistare questo vecchio modello di iPhone 12 colore rosso corallo: da un lato l’estetica, dall’altro una considerazione di base sull’App Store di Apple. Stiamo infatti parlando di quello che, in termini di sviluppo, concerne lo standard del mercato.

Qualcuno di voi si ricorderà forse del colossale flop di Windows Phone, un progetto che dal punto di vista tecnologico partiva da premesse assolutamente eccelse, tra cui la collaborazione con Nokia per prodotti che per molto tempo sono stati additati come il futuro degli smartphone. Ricordo supertelecamere, dispositivi in grado di trasformare un telefono in autentico computer Windows connesso a schermi e interfacce varie, e via discorrendo… Ebbene, tutto un mondo progettuale che però si è scontrato con un aspetto molto spicciolo: il fatto che lo store ufficiale in termini di applicazioni fosse snobbato, privo di aggiornamenti, e in moltissimi casi privo di applicazioni “chiave”, spesso sostituite da prodotti congiunturali e non ufficiali. Insomma, era quello l’anello debole, e il mercato ha dopo poco decretato la fine di ogni velleità Microsoft per il mercato mobile.

Di contro, Apple è da questo punto di vista il leader incontrastato. Moltissime applicazioni, prima di essere disponibili su Android, vengono proposte su iOS, e questo la dice lunga. Quindi mi andava di avere un secondo telefono interamente dedicato a queste specificità.

Qui alcuni appunti sulla cosa…

Dark Angel: Bella Scoperta

Ho trovato una nuova serie “vintage” (vabbè, del 2000, ma direi che ormai il termine è opportuno) che non mi era mai capitato di vedere. Si chiama Dark Angel, ed è un fantastico fumettone cyberpunk con protagonista la bellissima – intendiamoci, per i miei gusti un poco plasticosa, ma che dire, ci sta – Jessica Alba.

Scritto (anche) da James Cameron, regista che non mi è mai piaciuto, ma che evidentemente aveva mano nelle sceneggiature o nei soggetti, si tratta di una narrazione comunque piuttosto lontana dagli sparatutto odierni. L’azione c’è, ma è quella tipica di un abbondante ventennio fa, tutta giocata su un fluire costante di situazioni del tutto spicciole e quotidiane con lo sfondo di una società del quasi dopobomba, dove la nostra protagonista, fuggita in tenera età assieme ad altri bambini “chimere” da un laboratorio segreto dedicato ad esperimenti genetici, viene chiamata all’azione per ritrovare il gruppo originario e battere il crimine e gli oscuri fautori dell’esperimento, ancora in circolazione.

Ok, direte voi: il solito plot anni Ottanta rieditato in salsa moderna: agenzie segrete che conducono esperimenti su bambini per farne armi segrete, e tutto quello che ci orbita attorno… Ma non è proprio così. Ossia, lo schema qui assume toni molto più “caldi”, con elementi che io riconosco come classici della narrazione: in primis, il viaggio dell’eroe dalla realtà ordinaria a quella straordinaria, con mentore, antagonista, prove intermedie, etc… Il tutto, come detto, inserito in un quadro fumettistico veramente efficace.

Trovato su Prime Video. Che dire: mi piace molto.

A latere: Queste produzioni TV mi ricordano le atmosfere dei romanzi (peraltro pure questi traslati in serialità televisiva) della collana Dresden Files. Anzi, solo adesso mi sono ricordato che da tempo devo finire il secondo romanzo della serie. Cioè, altro che “finire”, l’avevo appena iniziato. Ma questa — come si diceva a long time ago — è un’altra storia…

No Zapping

La prima cosa che dovremmo evitare nel Web — poco importa se via laptop o smartphone — è la prassi dello zapping. Questa abitudine induce a raccogliere ciarpame, ad adattarsi a pose automatiche imposte dall’esterno, a genuflettersi alla logica del clickbait, ovvero, in definitiva, a perdere tempo per cose che non ci interessano sul serio.

Una tecnica fantastica per evitare di cadere nelle sgrinfie dello zapping consiste nel pianificare dettagliatamente le attività nel Web. E in questo proprio il mio fido browser mi viene in aiuto col suo todolist integrato.

Un Punto Fermo

Approfitto dell’ultima versione di Vivaldi Browser per aggiornare il blog ospitato nella sua community. Esattamente questo blog, dove da tempo annoto e colleziono link e ritagli elettronici. Ho scelto un layout a singola colonna, somigliante ai primi, primissimi blog della storia.

Le ultime funzioni sono l’occasione per fare il solito resoconto, specie se consideriamo quanto il Web è cambiato dai primordi ad oggi.

Personalmente ritengo che un Web inteso come realtà parallela e autonoma non abbia alcun senso. D’altra parte, un Web in grado di portare nella realtà il ciarpame che purtroppo vediamo animare la stragrande maggioranza dei social network non mi pare neppure un’idea tanto edificante. Anzi, se è questo il solo Web possibile, allora tanto vale smantellarlo, se solo si potesse fare.

Più precisamente io credo che il Web debba essere uno strumento per riferire la realtà, non già per modificarla, ma per condividerla in modo assolutamente scambievole. Da questo punto di vista credo mi interessi poco la forma uno verso tutti, e che sia assolutamente da preferire quella più somigliante a uno verso molti, o ancora meglio uno verso qualche altro. La grande rete dovrebbe essere, in definitiva, ridimensionata e resa molto più umile.

La decentralizzazione operata da protocolli come quello che alimenta Mastodon — non per niente accarezzata dalla stessa Vivaldi Community — va di certo in questa direzione.

Dal mio canto, escludendo ovviamente la scrittura professionale, mi accontento di questo: scrivere di getto, prendere appunti potenzialmente pubblici, tenendomi nel contempo lontano da sterili discussioni su mondi che non ci riguardano, o che ci riguardano, ma di certo non attraverso il mezzo infotelematico.

One Afternoon in Bangkok

Ieri mia moglie ha avuto un’idea geniale: andare a vedere se quel famoso ristorantino thai (che spesso e volentieri era chiuso o con orari proibitivi) aveva qualcosa da darci… Risultato: ci siamo resi conto che ha cambiato gestione, diventando il nuovissimo Spice & Lime. Con una formula di servizio interessante e — vi assicuro — assolutamente efficace e dinamica.

Si ordina al bancone (o tramite telefono, o Whatsapp), si paga, ci si reca nel vano a fianco (praticamente un miniappartamento con tavoli, bagno e tutto quello che serve per mangiare, tra cui posate e bicchieri perfettamente riciclabilo nell’organico in quanto ottenuti da mais), e si aspetta che un comodo indicatore ci avvisi con un “beep” per ritirare il nostro vassoio. Facile, pulito, essenziale, comodo.

Cibo ottimo e abbondante. I prezzi, certo, non sono da fast food. Ma i piatti valgono certamente la candela, e risultano perfettamente sazianti in quanto legati molto al concetto di portata unica che riassume sia il primo che il secondo.

Da provare la prossima volta: Phad Phak Ruam

Vorrei poi aggiungere qualche salsa a parte. E provare le pietanze etichettate come (leggermente) piccante.

Messaggi dall’Altrove e Nuove Narrazioni

Di solito film e serie TV — anche nell’era dello streaming selvaggio — derivano, a meno di remake, o da sceneggiature originali, o da romanzi e racconti.

Negli ultimi anni si è però determinata, sia pure in misura minoritaria, una tendenza piuttosto interessante: quella di derivare una certa narrazione da materiali non direttamente narrativi.

Un esempio piuttosto lampante è rappresentato da Tales From the Loop, che trae ispirazione non già da una storia, ma da una serie di immagini retrofuturistiche dell’artista Simon Stålenhag, il cui carattere evidentemente evocativo e ipnotico ha evidentemente sollecitato la scrittura dello sceneggiatore.

Tuttavia il caso a mio avviso più affascinante di questa tendenza è certamente rappresentato dalla serie Dispatches from Elsewhere, intrigante e misterioso racconto tratto addirittura da un vero e proprio esperimento sociale, allestito dal 2008 al 2011 a San Francisco, all’insaputa delle centinaia di cittadini che sono stati coinvolti al suo interno.

Più precisamente, l’esperimento in oggetto, legato alle gesta del fittizio Jejune Institute e dei suoi misteriosi agenti reclutati tra le folle, è stato riassunto nell’altrettanto interessante documentario The Institute, e successivamente tramutato in sceneggiatura.

Il mio consiglio spassionato: guardatelo. Prima la serie TV, e poi il documentario, disponibile per intero su YouTube.