Buoni Propositi Parte Prima

Ovvio, l’anno che si conclude è sempre foriero di buoni propositi. Nel mio caso, vorrei seguire questa tradizione creando una lista, non tanto di quello che farò, ma di quello che ho fatto per impostare un nuovo metodo di lavoro.

Passaggio al MacBook e al sistema Apple in generale: Ebbene sì. Continuo ad essere un sostenitore dell’ecosistema Linux, ma il passaggio ad Apple è chiaro. Ormai sto scrivendo il mio diario quotidiano su iPhone, sto scrivendo i miei articoli su Mac, e in generale amo utilizzare creativamente questo sistema integrato.

Meno comunicazione one to many e più produttività: Non credo che il web contemporaneo sia paragonabile a quello di una ventina d’anni fa. Troppo caos, troppa gente che si affronta spalla contro spalla per futili motivi. Ma soprattutto, cose a somma zero, che non mi piacciono più.

Corsi: Mi piace formarmi su cose nuove. Non necessariamente su cose che non conosco, ma anche su percorsi in grado di aprirmi altre prospettive, dettagli, cose che scivolano dalla bocca del docente.

Annotazioni Generazione Catodica

Il mio ruolo resta quello del depistaggio. Appartengo alla generazione catodica, e dunque ho visto un mondo pieno di cose interessanti, ma non stracolmo di programmazioni clonate, capaci solo di restituire un caos a somma zero. Il grande tema, il grande interrogativo, resta uno e solo uno: in assenza di un mondo capace di riassumere efficacemente gli infiniti mondi al suo interno, si può ancora parlare di un’efficacia concreta della comunicazione one to many?

Leggevo ieri una notizia. A breve, ossia entro il 2025, la storica emittente MTV, da tempo passata al circuito streaming, chiuderà definitivamente la sua programmazione musicale. Ossia, ci capiamo? Una televisione nata per fare musica — e che comunque ha ospitato programmi leggendari, anime giapponesi di portata storica e chicche a non finire fino ai primi anni Duemila — andrà a riprodurre contenuti stile mamma a sedici anni, banco dei pugni e altro ciarpame.

In un mondo del genere, ha più senso dire qualcosa di sensato? Dirla a chi? Tanto vale depistare, individuando la via per una pura casualità creativa.

Shop-Ping Shop-Pong

I centri commerciali stanno diventando le nuove città. E le città scompaiono, diventano periferia di sé stesse. Lo sappiamo e ci adattiamo, pure divertendoci. Avete presente quei film statunitensi comprati all’ingrosso, a tema vero amore (suppongo sia un marchio registrato), con attori e soprattutto attrici che somigliano ai corrispettivi mainstream di Hollywood, ma costano di meno, che di solito infestano il palinsesto natalizio con allestimenti a base di renne, biscotti e bastoncini di zucchero? Questa l’impressione che mi sovrasta mentre passeggio con mia moglie nel centro commerciale di zona.

D’altra parte, sono comodi. Posteggio garantito, acquisti centralizzati, possibilità di fare tutto in una volta. Non è che ci sia molto da dire: il mondo ti ruba il tempo, e tu devi recuperarlo. Semplice e chiaro.

Comunque, adoro queste sfumature tra il verde acqua e il rosa corallo…

Ai Confini dei Limiti della Realtà

Siamo in questi giorni impegnati in una vera e propria maratona. Oggetto: la sere TV “d’annata” Oltre i Limiti (1995-2002), a sua volta remake di omonima serie anni Sessanta. L’atmosfera generale ricorda immediatamente lo stile della certamente più famosa Ai Confini della Realtà, che ha avuto a sua volta dei remake, nonché trasposizioni in forma di lungometraggio.

Permane anche nella versione “recente” (il virgolettato è di rigore, visto che parliamo di qualcosa che risale a trent’anni fa, e ripercorre dinamiche e ritmiche lontane dal presente, a mio avviso affascinanti) la stessa interessante istanza dell’originale sixties: lo strumento catodico inteso come veicolo fisico di un esperimento con il pubblico, ovvero una specie di inclusione dello spettatore all’interno di una macchina dei sogni che riproduce tematiche e argomenti trattati nei singoli episodi.

Entrare nel televisore, concentrarsi su di esso, accedere a un mondo parallelo… Tutte idee che vengono presentate anche nella versione moderna, grazie alla proverbiale voce fuori campo divenuta un vero marchio di fabbrica di queste narrazioni antologiche.

Asili Intellettuali Elvetici: uno Stralcio

In generale detesto leggere libri a schermo. Mi sono ovviamente adattato: i ritmi dell’esistenza contemporanea sono avversi alla carta e in generale alla fisicità, quindi gioco forza adeguarsi a metodi digitali. Ma il disprezzo rimane.

Detto questo, tuttavia, mi piace dedicarmi a minime letture estemporanee di volumetti digitali densi di informazioni. Tra questi, ecco dunque la perla Ferrovie Secondarie, dell’autore “di viaggio” Pino Cacucci. Si tratta di un testo pubblicato all’interno di quella che ritengo essere, da parte dell’editore Feltrinelli, una collana dedicata proprio a questo tipo di letture estemporanee, rapide, quasi annotate a margine, che diventano una sorta di versione semi-letteraria della lettura spesso distratta di una ricerca nel Web. (Ok, la sto banalizzando, ma in fondo è questa la sostanza. I libri che si piegano al segno dei tempi di un’umanità costantemente eterodiretta, ormai incapace di approfondire. Libri che cercano di distillare il meglio anche da questo andazzo, insomma. E a volte ci riescono.)

Visto che mi capita di essere spesso in Svizzera per ragioni di lavoro (operazioni finanziarie in asset digitali), ho sottolineato questo passaggio, che mi sembra molto interessante su quel territorio.

Hello World!

Il mio primo post in questo blog che fungerà essenzialmente da grande raccolta di link sia da qui che dai miei social BlueSky, Mastodon e Leaflet (Phil Links). Ogni tanto andrò a riferirmi anche a miei luoghi piuttosto ludici, tipo Tumblr.

A ben vedere, credo che la comunicazione one to many, nel Web, come altrove, sia diventata piuttosto insensata, o almeno confinata a un’inefficacia così uniforme da renderla di fatto priva di significato al di fuori del mero business. Quindi, perché continuo a scrivere in un blog?

Credo che nel mio caso sia un esercizio con (interessanti) sottoprodotti (potenziali) connessi alla scrittura pubblica. Ovvero, scrivo sostanzialmente per me stesso, e nel contempo mi piace pensare a una comunicazione spendibile anche con quei pochissimi che possono capirla, vuoi per ragioni linguistiche, vuoi perché sono miei clienti, vuoi per affinità e via discorrendo…