Ho scritto alcuni articoli riassuntivi per CryptoSmart, sintetizzando alcune dinamiche nel mondo crypto e blockchain legate alle tendenze di tutto il 2025. Mi sono concentrato soprattutto su Bitcoin, ampliando anche in tema NFT, DeFi e altre macroaree del settore. Ve li ripropongo, ripromettendomi di scrivere altri articoli che spieghino quanto accaduto durante l’anno. Uno degli anni peraltro più incredibili e fruttuosi nel campo finanza decentralizzata e relative applicazioni pratiche.
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Hello World!
L’idea del network personale mi piaceva, quindi ho deciso di accorpare in un solo luogo tutte le mie attività a vario titolo professionali e connesse al mondo del business, dell’innovazione, della finanza decentralizzata e delle mie passioni connesse al rizoma di relazioni che si creano in questo contesto.
Per sapere circa chi sono e cosa faccio, consultare la pagina dedicata. Per contattarmi, stessa cosa.
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Buoni Propositi Parte Prima
Ovvio, l’anno che si conclude è sempre foriero di buoni propositi. Nel mio caso, vorrei seguire questa tradizione creando una lista, non tanto di quello che farò, ma di quello che ho fatto per impostare un nuovo metodo di lavoro.
Passaggio al MacBook e al sistema Apple in generale: Ebbene sì. Continuo ad essere un sostenitore dell’ecosistema Linux, ma il passaggio ad Apple è chiaro. Ormai sto scrivendo il mio diario quotidiano su iPhone, sto scrivendo i miei articoli su Mac, e in generale amo utilizzare creativamente questo sistema integrato.
Meno comunicazione one to many e più produttività: Non credo che il web contemporaneo sia paragonabile a quello di una ventina d’anni fa. Troppo caos, troppa gente che si affronta spalla contro spalla per futili motivi. Ma soprattutto, cose a somma zero, che non mi piacciono più.
Corsi: Mi piace formarmi su cose nuove. Non necessariamente su cose che non conosco, ma anche su percorsi in grado di aprirmi altre prospettive, dettagli, cose che scivolano dalla bocca del docente.
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Sunto e Federazione
Sono nel fediverso ormai da qualche tempo, anche se non ho compreso appieno il mio ruolo, ovvero quello che posso fare con maggiore sensatezza ed efficacia in questo luogo. Tuttavia mi piace, e molto, questo senso di decentralizzazione. Mi appartiene, essendo perfettamente in linea coi miei interessi anche di carattere professionale: cryptosfera, blockchain, DeFi, e logicamente Bitcoin.
Da poco Mastodon Social — dove appunto ho un account — ha fatto uscire questa bella iniziativa automatizzata, che riassume l’annualità di attivismo nella piattaforma.
Devo dire che mi somiglia…
Una ragione in più per porsi il problema dell’uso e della relativa ottimizzazione di questo straordinario strumento federato di comunicazione.
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Riflessione sui Classici di Oggi e di Ieri
Cosa rende un libro — o un’opera di qualsiasi tipo, forma e articolazione — un classico? Se interpelliamo Italo Calvino, la risposta è quasi metafisica: Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Per Calvino il classico è un’entità viva, un’opera che persiste come rumore di fondo anche quando l’attualità più rumorosa cerca di sovrastarla.
Oggi assistiamo a un fenomeno speculare: Calvino non è più solo colui che “legge” i classici, ma è diventato egli stesso un classico contemporaneo. Le sue opere (da Il barone rampante a Le città invisibili) vengono ripubblicate in edizioni sempre nuove perché possiedono quella caratteristica fondamentale: la rilettura. Ogni volta che riapriamo Calvino nel 2025, il testo ci parla di noi, della nostra frammentazione e del nostro bisogno di ordine nel caos.
Tuttavia, sorge un dubbio critico sulla nostra epoca. Se tra gli anni ’70 e ’80 avevamo giganti come Calvino che dialogavano con la tradizione, e se Umberto Eco è stato forse l’ultimo grande autore capace di produrre opere (come Il nome della rosa) entrate istantaneamente nel canone universale, cosa resta oggi?
Il panorama culturale attuale appare frammentato, dominato da un’editoria di consumo rapido che fatica a generare “classici”. Continuiamo a pubblicare e leggere i maestri del passato, ma sembriamo incapaci di produrne di nuovi. Siamo in una fase di “manutenzione del canone” piuttosto che di creazione. Manca quella densità intellettuale capace di sfidare i decenni; abbiamo molti libri di successo, ma pochissimi libri “necessari”.
C’è infine una possibilità ancora più radicale e inquietante: l’estinzione del concetto stesso di classico.
Potrebbe sussistere un futuro remoto in cui non solo non nasceranno nuovi classici, ma quelli passati verranno cancellati. Non per censura (alla Fahrenheit 451), ma per un meccanismo di oblìo collettivo generato da:
- Eccesso di informazione: Il “troppo” che seppellisce l’essenziale.
- Mutamento cognitivo: Una soglia dell’attenzione che non permette più la “rielaborazione” richiesta da un classico.
- Recisione delle radici: Se si perde il codice culturale per decifrare un’opera, quel libro smette di “dire ciò che ha da dire” e diventa muto.
Se il classico vive nel dialogo tra generazioni, nel momento in cui una generazione smette di rispondere, il classico scompare.
“I classici servono a capire chi siamo e dove siamo arrivati.” Ma se smettessimo di chiederci chi siamo, avremmo ancora bisogno di loro?
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Italia e Vicenza Nostra
Vicenza è una zona con una bella campagna circostante. Ieri, con gli amici di Italia Nostra, siamo andato a questo pranzo prenatalizio per soci e simpatizzanti. Località Bolzano Vicentino, presso La Frasca, ovvero la Fattoria il Pomodoro, interessante e pregevole progetto tra sociale ed enograstronomico agrituristico.
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Passaggio a Vollkorn
Semplicemente stupendo il font Vollkorn, che mi ricorda scenari rurali e raffinatezze letterarie. Ho deciso di usarlo anche per questo mio blog (e non solo per questo).

Come appare qui… 
Come appare nel mio blog Tecnocabinet… -
Annotazioni Generazione Catodica
Il mio ruolo resta quello del depistaggio. Appartengo alla generazione catodica, e dunque ho visto un mondo pieno di cose interessanti, ma non stracolmo di programmazioni clonate, capaci solo di restituire un caos a somma zero. Il grande tema, il grande interrogativo, resta uno e solo uno: in assenza di un mondo capace di riassumere efficacemente gli infiniti mondi al suo interno, si può ancora parlare di un’efficacia concreta della comunicazione one to many?
Leggevo ieri una notizia. A breve, ossia entro il 2025, la storica emittente MTV, da tempo passata al circuito streaming, chiuderà definitivamente la sua programmazione musicale. Ossia, ci capiamo? Una televisione nata per fare musica — e che comunque ha ospitato programmi leggendari, anime giapponesi di portata storica e chicche a non finire fino ai primi anni Duemila — andrà a riprodurre contenuti stile mamma a sedici anni, banco dei pugni e altro ciarpame.
In un mondo del genere, ha più senso dire qualcosa di sensato? Dirla a chi? Tanto vale depistare, individuando la via per una pura casualità creativa.
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Un Intermezzo AI-based
Ho testato i servizi pro di Gemini. Carini. Ovviamente mia moglie mi ha chiesto come fare questi simpatici video perfettamente sincronizzati col labiale italiano.
Per la precisione, Merlino nella realtà è comunque molto, molto più bello.
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Shop-Ping Shop-Pong
I centri commerciali stanno diventando le nuove città. E le città scompaiono, diventano periferia di sé stesse. Lo sappiamo e ci adattiamo, pure divertendoci. Avete presente quei film statunitensi comprati all’ingrosso, a tema vero amore (suppongo sia un marchio registrato), con attori e soprattutto attrici che somigliano ai corrispettivi mainstream di Hollywood, ma costano di meno, che di solito infestano il palinsesto natalizio con allestimenti a base di renne, biscotti e bastoncini di zucchero? Questa l’impressione che mi sovrasta mentre passeggio con mia moglie nel centro commerciale di zona.
D’altra parte, sono comodi. Posteggio garantito, acquisti centralizzati, possibilità di fare tutto in una volta. Non è che ci sia molto da dire: il mondo ti ruba il tempo, e tu devi recuperarlo. Semplice e chiaro.
Comunque, adoro queste sfumature tra il verde acqua e il rosa corallo…

