Compendio Crypto Elvetico

Da qualche tempo, ovvero dall’inizio di questo turbolento 2026, mi capita di parlare di Svizzera. Mi andava dunque di raccogliere in un posto solo i tre articoli che ho dedicato a questa importante piazza continentale in materia di Bitcoin e blockchain finanziaria.

Ho iniziato descrivendo la notevole svolta criptovalutaria del colosso UBS. Colosso che peraltro mi pare abbia aperto una filiale proprio a Padova, la mia città natale…

Ho continuato descrivendo le importantissime conclusioni successive a Davos 2026, forse il più importante e giustamente discusso meeting in materia di economia e finanza globale.

Infine ho da poco espresso alcune considerazioni sul ruolo del franco svizzero nell’ambito di quello che posso considerare l’attuale scenario economico e monetario in termini interpretativi. Un quadro che annovera anche il nostro amatissimo Bitcoin, nonché l’oro fisico (asset che comunque in Svizzera sembra essere ancora molto apprezzato).

A proposito di franco svizzero, proprio in queste pagine mi è capitato di illustrare una sua interessante versione digitale. Una versione digitale che potete fare vostra in modo molto semplice. (Contattatemi e vi spiego come…)

Oltre l’Egemonia del Dollaro: Perché Frankencoin è la Nuova Frontiera della Stabilità

Il mercato delle stablecoin sta vivendo un paradosso. Sebbene nate per offrire un’alternativa al sistema bancario tradizionale, il 99% di esse è ancorato al dollaro USA. Come evidenziato nell’analisi di numerosi analisti e commentatori macroeconomici, questa “dollarizzazione” forzata espone gli investitori crypto agli stessi rischi che cercavano di evitare: inflazione, decisioni della Federal Reserve e pressioni geopolitiche.

In questo contesto, la tesi di un investimento in Frankencoin (ZCHF) emerge come una mossa tattica per chi cerca una vera diversificazione.

Il Franco Svizzero: Ancora “Safe Haven” per eccellenza

Mentre il dollaro viene spesso utilizzato come arma geopolitica o stampato per sostenere debiti pubblici massicci, il Franco Svizzero (CHF) mantiene storicamente il suo status di bene rifugio.

La Svizzera vanta una stabilità politica ed economica senza eguali e una gestione monetaria che ha reso il CHF una delle valute più forti e meno volatili al mondo. Frankencoin porta questa solidità “analogica” direttamente sulla blockchain.

Architettura Decentralizzata vs. Controllo Centrale

A differenza di giganti come USDT (Tether) o USDC (Circle), che sono gestiti da entità centralizzate capaci di congelare i fondi a loro discrezione, Frankencoin si distingue per il suo modello decentralizzato e sovra-collateralizzato:

  • Collaterale On-Chain: Frankencoin è garantito da asset digitali (come WBTC o ETH) depositati in smart contract trasparenti.
  • Sovra-collateralizzazione: Il sistema mantiene generalmente un rapporto di riserva vicino al 200%, creando un cuscinetto di sicurezza contro i crolli di mercato.
  • Senza Oracoli: Una delle caratteristiche tecniche più lungimiranti è la sua indipendenza dagli “oracoli” di prezzo esterni, riducendo il rischio di manipolazioni o bug tecnici durante i flash-crash.

Rendimento e Utilità (Il Modello Savings)

Investire in ZCHF non significa solo “parcheggiare” capitale. L’ecosistema Frankencoin include un Savings Module che permette di generare rendimenti (attualmente intorno al 4%) derivanti dagli interessi pagati da chi “minia” (crea) la moneta.

È un sistema organico dove chi fornisce stabilità viene ricompensato direttamente dai flussi del protocollo.

La Sfida della Liquidità: Una Scommessa sul Futuro

Ormai sono in molti ad ammettere che il limite principale delle stablecoin non-USD è la liquidità. Tuttavia, proprio qui risiede la lungimiranza di un ragionamento spostato sulla valuta nazionale elvetica:

  • De-dollarizzazione: Se la fiducia nel dollaro dovesse vacillare a causa del debito USA, i capitali cercheranno rifugi sicuri già pronti.
  • Conformità Svizzera: Operare in un quadro giuridico come quello elvetico (DLT Act) offre una certezza normativa che i progetti basati negli USA o in giurisdizioni offshore faticano a garantire.

Conclusioni: Una Prassi Lungimirante?

Scommettere su Frankencoin significa scommettere sul fatto che il mercato crypto maturerà, passando dalla ricerca della convenienza immediata (dollaro) alla ricerca della resilienza strutturale (franco svizzero).

Se il futuro della finanza è realmente multi-valutario e sovrano, possedere un asset che combina la forza del franco con la trasparenza di un protocollo decentralizzato non è solo prudente: è una dichiarazione d’indipendenza finanziaria.

UBS Verso la Crypto Rivoluzione

A breve un investitore incapace di detenere e sfruttare al meglio le tecnologie finanziarie decentralizzate sarà come un’azienda che non conosce il Web, e che continua a vendere per corrispondenza o col solo ausilio di un negozio fisico pubblicizzato tramite il passaparola locale.

Se questo esempio sembra estremo, allora non è ben chiaro cosa sta accadendo alla finanza globale e al comparto bancario corporate e private dopo l’avvento e il rapidissimo sviluppo di Bitcoin e delle tecnologie blockchain successive a Ethereum e alle sue soluzioni di scalabilità.

Il caso di cui parlo oggi è letteralmente sulla bocca di tutti: il colosso bancario svizzero UBS inizierà a proporre prodotti criptovalutari. Una strada a ben vedere già intrapresa da svariati e importanti gruppi bancari elvetici — basti ricordare Amina Bank (ex Seba), oppure Gonet & Cie — che però oggi diventa parte integrante di un percorso istituzionale che non insegue mode, ma necessità non più prorogabili di adeguamento al futuro.

UBS e la nuova era bancaria del trading crypto svizzero | by Filippo Albertin

Questa notizia completa in realtà un quadro già potentemente crypto friendly, iniziato nel marzo 2022 con l’intesa tra il colosso Tether (la crypto-stablecoin peggata dollaro più diffusa a livello planetario) e la municipalità di Lugano, per dare vita a quello che sarà il progetto continentale più prestigioso legato a Bitcoin e alla decentralizzazione finanziaria in genere: il PlanB, che è insieme evento annuale, percorso di modernizzazione delle infrastrutture finanziarie locali, nonché progetto di HUB tecnologico in grado di richiamare menti e aziende da tutto il mondo.

La svolta di UBS ha un valore ben più che simbolico. Essa completa il quadro di una Svizzera all’avanguardia nel campo delle criptovalute, con specifico riferimento a Bitcoin come sinonimo di libertà finanziaria e assenza di frontiere.

Attualmente, troviamo dunque in Svizzera una rosa di fattori critici di successo unici e speciali. Tra questi:

  • Istituti bancari all’avanguardia nel fornire servizi di custodia e investimento legati ai nuovi asset criptovalutari.
  • Presenza di un multilinguismo connaturato alla struttura cantonale, con professionisti abituati a parlare indifferentemente in italiano, francese e tedesco, oltre che ovviamente in inglese.
  • Situazione politica stabile ed equilibrata, completamente assente di estremismi e legittimata da un contatto diretto (appunto di natura federale) coi cittadini. (Il ventaglio partitico si riassume in una maggioranza centrista, liberale e libertaria, affiancata da una sinistra di carattere soprattutto socialdemocratico ed ecologista. Praticamente assente il populismo di destra, dilagante invece in Europa.)
  • Quadro normativo favorevole in termini di gestione aziendale e relativa tassazione, con possibilità di insediare la propria impresa in modo agevole grazie all’abbondanza di servizi finanziari evoluti che il territorio fornisce per qualsiasi esigenza.
  • Infrastrutture di collegamento efficienti e a basso costo (l’autostrada svizzera è sostanzialmente gratuita, in quanto sostenuta dalle casse statali e da un esiguo contributo individuale una tantum, con validità annuale).

La scelta di abbracciare il comparto fin-tech più vicino alle istanze criptovalutarie costituisce per la Svizzera l’occasione definitiva per diventare il centro nevralgico della nuova economia nel Continente.

Asili Intellettuali Elvetici: uno Stralcio

In generale detesto leggere libri a schermo. Mi sono ovviamente adattato: i ritmi dell’esistenza contemporanea sono avversi alla carta e in generale alla fisicità, quindi gioco forza adeguarsi a metodi digitali. Ma il disprezzo rimane.

Detto questo, tuttavia, mi piace dedicarmi a minime letture estemporanee di volumetti digitali densi di informazioni. Tra questi, ecco dunque la perla Ferrovie Secondarie, dell’autore “di viaggio” Pino Cacucci. Si tratta di un testo pubblicato all’interno di quella che ritengo essere, da parte dell’editore Feltrinelli, una collana dedicata proprio a questo tipo di letture estemporanee, rapide, quasi annotate a margine, che diventano una sorta di versione semi-letteraria della lettura spesso distratta di una ricerca nel Web. (Ok, la sto banalizzando, ma in fondo è questa la sostanza. I libri che si piegano al segno dei tempi di un’umanità costantemente eterodiretta, ormai incapace di approfondire. Libri che cercano di distillare il meglio anche da questo andazzo, insomma. E a volte ci riescono.)

Visto che mi capita di essere spesso in Svizzera per ragioni di lavoro (operazioni finanziarie in asset digitali), ho sottolineato questo passaggio, che mi sembra molto interessante su quel territorio.